Un paio di mesi fa ho partecipato ad un gruppo di discussione organizzato da un’associazione professionale che riunisce insegnanti di yoga di tutta Italia provenienti da scuole e tradizioni diverse, che aveva come focus «Yoga e mercato». L’argomento ha da subito destato il mio interesse perché riflettevo da tempo riguardo al fatto di quanto lo yoga sia soggetto a dinamiche di mercato e quanto sia diventato un prodotto di consumo, come tutto d’altronde, ed ero curiosa di ascoltare il pensiero di chi si stava interrogando sul medesimo tema.
Sono sempre stata affascinata dall’utilizzo e dalle possibilità del corpo nel movimento. Da bambina guardavo ammirata i movimenti sinuosi, leggeri e morbidi delle ballerine e delle ginnaste, ma anche la velocità, la potenza e la resistenza degli atleti. Osservavo con attenzione quello che sembrava facile, possibile e ripetibile e cercavo di riprodurre a casa ciò che avevo visto: ma ogni volta mi trovavo a confrontarmi con i limiti del mio corpo, che sentivo rigido, spigoloso e duro come una corazza. Mi chiedevo come fosse possibile che i corpi fossero così diversi e perché a me fosse preclusa questa possibilità.
Cos’è prendersi una pausa, fare una pausa? Cosa può significare nel proprio vissuto, nel proprio immaginario? Per qualcuno ha a che fare con il tempo, con lo spazio, per qualcun altro con il fare e/o con il non fare, o con il fermarsi, e per altri ancora con il fare chiarezza, riordinare le idee, riposarsi, o forse tutto insieme o altro ancora. Spesso si carica di aspettativa: sarò più riposata/o, avrò più slancio, più energia, sarò più produttiva/o… Non desidero sentenziare nulla, ma fare qualche riflessione, rispetto a questo tema, nella relazione tra yoga e vita quotidiana.
La pratica degli Asana, le posture dello yoga, sono uno dei modi con cui ci si approccia più spesso alla pratica. Si rimane affascinati dalla flessibilità conquistata, dal miraggio di poter accedere a delle posizioni particolari, in qualche caso addirittura un po' acrobatiche. Le ore di pratica diventano così ore di esercizi fisici volte a eseguire "la posizione" in modo corretto, ricercandone la perfezione e, spesso, l'audacia insita in esse. Questo diventa lo scopo della propria pratica. Così si perde il focus.
Lo yoga mi riporta costantemente a me stessa con pazienza, cura e dedizione. Mi ricorda delicatamente quello di cui ho bisogno e la pratica mi indica la strada.
Cosa rappresenta la scimmia? La nostra mente, che spesso è proprio come una scimmia in movimento che balza da un ramo all'altro con un movimento impetuoso e frenetico. Pensieri, immagini, ricordi, emozioni e sensazioni appaiono e scompaiono in rapida successione.
L'estate può essere un momento in cui trovare il tempo da dedicare alla pratica come attività quotidiana! Non è necessario fare grandi cose, siate all'insegna della SEMPLICITÀ! Iniziate ad essere semplici proprio sul tappetino per poi portare questa qualità nella vostra quotidianità.
lo Yoga non è una bacchetta magica che risolve la propria esistenza in un batter d'occhio: è solo con dedizione, con una pratica continua e costante che si può avviare un cambiamento reale che coinvolge tutti gli aspetti dell'individuo.
Sino a poche settimane fa ritagliarsi del tempo per sé poteva voler dire incontrarsi con un'amica per prendere un caffé, una tisana o un aperitivo in un locale: scambiare due chiacchiere, un confronto, confidarsi o fare il punto della propria esistenza. Ora questo non può avvenire se non virtualmente!
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